OMAGGIO A GIORGIO GABER

 

Diretto e interpretato da Fabrizio Paladin
Al pianoforte Maestro Loris Sovernigo

L’idea di portare in scena uno spettacolo con testi e canzoni di Gaber da molto mi stuzzicava la fantasia ma la grande quantità di Premi e Tributi a lui dedicati mi aveva sempre distolto dall’intento,… come dire,… lo fanno tutti! Caso volle però che uno di questi premi venne assegnato a me: “Il Premio Omaggio a Giorgio Gaber 2004”, inserito all’interno dell’evento “Spazio d’Autore”, in scena a Termoli (con riprese televisive, RAI1). Alla fine non sono male questi premi, soprattutto quando sono loro che ti cercano! Per l’occasione preparai, con il mio fido compagno d’arte al pianoforte, Maestro Loris Sovernigo, tre canzoni e un monologo. Durante le prove mi resi conto di quanto il Signor G avesse influenzato la mia idea di teatro. Chi avrebbe mai detto di ritrovare in me così forte l’impronta recitativa di un uomo che vidi in scena molte volte solo quando ero adolescente? Andavo a vedere i suoi spettacoli pieno di acne giovanile e dei turbamenti propri dell’età. Lui era solo in scena e diceva cose che altrove non sentivo mai.
 

Che non erano “contro” ma non erano neppure “a favore”. Che non c’era paragone e non c’era ammiccamento. C’era un pensiero libero, che riguardava lui. Lui, e io. Lui, io e anche mia madre che mi portava. Insomma non solo noi, c’erano anche tutti quelli che erano in teatro, ma non pretenderete che sappia chi siano no? Mi sto perdendo… Ah si! Dicevo… era strano ridere tutti assieme della masturbazione, della politica, delle piccole manie e delle grandi fobie, della noia… di tutte quelle cose che fanno un po’ imbarazzo, che sono private… Niente di privato. E poi il codice recitativo: l’abbattimento, a colpi di “onestà performativa”, della quarta parete; la naturalezza di passaggio fra la battuta comica e la riflessione sull’esistenza; il rispetto del pubblico nel portarlo a specchiarsi in un nuovo punto di vista. Era questo forse: un nuovo punto di vista. Il respiro era profondo durante i suoi spettacoli perché mostrava che sentirsi “parte di un tutto” non significa assimilazione compiacente ad uno stato di cose immutabile. Che la realtà può essere quieta e cordiale anche, e soprattutto, se in movimento. E’ il cambio del punto di vista che sta alla base della comicità, del rovesciamento carnevalesco. Così il pensiero si libera dalla paura dell’isolamento, del non-allineamento, e rivendica l’onore del volo alto, aperto, del gusto per l’ironico scoprirsi nel ragionamento. …. Ecco perché passava così facilmente dal parlare al cantare, perché quando il pensiero vola in alto, le parole non ci stanno più senza ali, e diventano melodia.

Fabrizio Paladin

 

SCHEDA TECNICA

Durata……………………………….. 1 ora e 30 minuti circa.

Esigenze tecniche minime:

Palcoscenico agibile di almeno 5 metri per 5 metri
Fondale nero e 2 quinte nere

La Compagnia è provvista dell’impianto di amplificazione per voce e piano elettrico.

Lo spettacolo propone canzoni e monologhi dal repertorio di Giorgio Gaber senza mai scadere nell’imitazione del personaggio. La profondità dei contenuti dei testi di Gaber-Luporini ha la dignità di un qualsiasi altro testo drammatico e pertanto così viene trattata. Canzoni: “L’odore”; “La libertà”; “Il comportamento”; “Destra-Sinistra”; “La Nave”; “Goganga”;…
Monologhi: “La paura”; “Bambini G”;”La masturbazione”; “Oh mamma”; “Il sogno in due tempi”;…

Lo spettacolo, dopo la prima esibizione per il “Premio Omaggio a Giorgio Gaber 2004” conferito a Fabrizio Paladin, ha replicato al Teatro della Murata di Mestre (gennaio 2005), a Bologna (P.zza S.Stefano, luglio 2005) e a Padova (Rassegna “Giardini Sospesi”, agosto 2005), Teatro Filodrammatici di Treviglio (maggio 2006)