IL DONO con la musica

 

il concetto di autore di Fabrizio Paladin

Le canzoni, il teatro, la parola, la parola poetica, ironica, l’ironia, i sospiri degli amanti, gli angosciosi addii, la quiete dopo la tempesta, nel mezzo del cammin di nostra vita, tanto pe’ cantà, sparagli piero, sparagli ora,... tutto. La vita è come è. L’arte ci insegna a nominarla, a renderla bella come il ricordo di un antico trauma che ci solleva da terra. Le parole, la musica, fatta con il divertimento che soffre il suo scoprirsi, fatta offrendo il fianco ad un mondo che sempre ti mette alla prova, il dono. Il dono che viene offerto in sacrificio. Il sacrificio di chi si scruta dentro e cerca cosa non sa. Ed è difficile viaggiare in questa oscurità, perché può venire a galla qualcosa che non vorresti vedere, e nonostante tutto, lo esponi alla fredda aria della vita, con i denti gli togli la corda che lo legava alla placenta del non conosciuto. E poi, lo esponi, creatura degli errori. Le canzoni, sono questo. Creature degli errori.

 

 
  E gli errori, quegli errori celati, quelli di cui non sia sa niente e che ci fanno arrossire. Sono gli stessi che portano il sangue al nostro viso e se il sangue arriva al viso vuol dire che arriva alla testa e se arriva alla testa vuol dire che arriva al cervello, e se arriva al cervello poi il cervello arriva al cuore che è suo fratello. Non voglio fare della retorica, ma c’è un piccolo equivoco, l’equivoco risiede nella convinzione comune che la musica sia intrattenimento, giusta ricompensa rilassante in disimpegno dal mondo che ci mette alla prova. Bene, anche la musica mette alla prova. L’arte nomina i sentimenti, li esprime in immagini, parole, note e cose. Noi li proviamo di nuovo attraverso i sensi. Nomina, forse non i sentimenti, ma le zone oscure che tracciano il tragitto fra l’odio e l’amore, fra l’innamoramento e il ripudio, fra la tenerezza e il rifiuto. Fra tutto questo c’è il mare, il mare che noi andiamo a navigare. Il lavoro che voi non avete il tempo di fare. Senza presunzione, si tratta di mestiere. E’ un mestiere che si allarga man mano che lo fai, man mano che ti si presentano i fatti della vita, una visione con la lente di ingrandimento delle sensazioni che non ti sai spiegare. E’ il dono. Il regalo spassionato, ma con tanta passione.
  Fabrizio Paladin studia canto e armonica a bocca alla scuola Blue Note di Treviso. Impara a suonare la chitarra da autodidatta e comincia a comporre le sue canzoni. Nel 2001 fonda il gruppo Cotrino.Ato.Amiolo (con il M° Loris Sovernigo al pianoforte e il M° Andrea Zuin alle chitarre) del quale sarà autore, cantante, chitarrista ed Armonicista.
 
Lo stile musicale che propone sta a metà la musica d’autore e il teatro musicale.

Nel 2004 vince il premio “Omaggio a Giorgio Gaber” quale miglior talento musicale

Con il gruppo Cotrino.Ato.Amiolo vince
ArezzoWave 2004 con esibizione al Main Stage (stadio di Arezzo)
Finalista del Premio “Fabrizio De André” con esibizione a Roma, selezionati da Radio Popolare di Milano.

L’attività di composizione è incessante, tutt’ora, nella convinzione che le canzoni, in fase di realizzazione, non vadano vestite, ma scoperte.